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<center>Breve storia della smaltatura artistica</center>

I PRECURSORI DELLA SMALTATURA

Oggetti e monili in vetro e ceramica erano già in uso dalla metà del III millennio a.C., ed erano colorati e decorati, spesso accostati a oggetti in metallo nobile, incastonati o incollati vicino alle pietre preziose. Alcuni studiosi attribuirono erroneamente all’Egitto dei faraoni o ancor prima alla Mesopotamia l’uso iniziale della smaltatura. Non esistono tuttavia ritrovamenti archeologici a conferma. Si è anche accertato infatti che uno studioso ha confuso la ceramica smaltata e il vetro colorato con il “vero smalto”, quello che per essere tale deve aderire stabilmente alla superficie del metallo, tramite la vetrificazione ad alta temperatura.  Gli antenati diretti della smaltatura sono invece la produzione del vetro, che spesso veniva incastonato come gemme nel metallo, e la niellatura, con cui si fondeva un composto nero di zolfo, rame e argento usando le stesse tecniche e tecnologie della smaltatura.

Poi, intorno al 1500 a.C. nell’area micenea, l’orafo e il vetraio scoprono un vetro simile alle pietre dure che, fondendo sull’oro, vi aderisce in modo stabile. Un antico esempio di smalto è un pugnale datato al 1500 avanti Cristo circa, ritrovato a Micene. Come già accennato, i più antichi ritrovamenti di vero smalto risalgono all’epoca d’oro di Cipro, 1500 – 1200 .C. Un esempio notevole è lo scettro in oro con un’impugnatura di 16 cm ritrovato presso Episkopi (allora Curium o Kourion), risalente all’XI secolo a. C. L’apice sferico è smaltato in celle di forma semicircolare alternata con colori bianco, lilla e verde. Vi si nota una sorprendente abilità tanto nella lavorazione dell’oro quanto nella tecnica di smaltatura; molti secoli dopo e fino ad oggi questa tecnica verrà chiamata “cloisonné”, dal francese "cloison" che vuol dire cella, alveolo, scomparto. Lo scettro si trova al Museo di Cipro a Nicosia, dove sono esposti anche sei anelli d’oro smaltati risalenti al XIII secolo a.C. e ritrovati in una tomba a Kouklia, sempre sull’isola di Cipro. 

DAL 1000 A.C. ALLO SMALTO ROMANO E CELTICO

Per il periodo fra i secoli XI e VII a.C. non vi sono ritrovamenti archeologici e la smaltatura sembra estinguersi. Ricompare tuttavia nel VII secolo a.C., in Azerbaigian, in filigrana smaltata. Anche in Etruria, Magna Grecia e a Siviglia (Spagna) sono stati prodotti oggetti smaltati datati tra il VII il IV secolo a.C. L’esecuzione è di una tale accuratezza da far pensare a una pratica anche allora ben conosciuta. A Cadice in Spagna sono stati ritrovati il collare di Gadir (V-VI secolo a.C ) e a Siviglia il pendente del “Tesoro del Carambolo”, VIII – VI secolo a.C. I Celti gallici, dal V secolo a.C., smaltavano oggetti di vario genere, in bronzo, con un colore rosso vivo, mentre, sulle isole Britanniche celtiche lo smalto si sviluppò verso il III secolo a.C. Il greco Filostrato di Lemno, (240 d.C., a Roma), scrive a proposito dei barbari del nord, che in prossimità dell’oceano stendono colori sul bronzo incandescente (tecnica Champlevé). In Grecia, invece, si continua la tradizionale arte dello smalto su filigrana in oro.

Risale al I secolo a.C. (epoca tardo egizia) nella regione della Nubia, il “Tesoro della Regina Amanishaketo", 35-20 a.C. (fonte: Núria López-Ribalta). I più antichi esempi di smaltatura tedeschi consistono in ritrovamenti sul Reno, risalgono ai tempi della dinastia flaviana (dal 69 al 96 d.C.). Una che passa dalla Mesopotamia, Persia, Caucaso fino alla Russia meridionale. Una seconda dalla Grecia, Magna Grecia, Etruria, verso i Celti della Gallia, o lungo i Balcani verso il Danubio e i Germani Lo smalto celtico, in forma di champlevé, giunse  fino in Gran Bretagna. Questi percorsi s’intersecheranno nel periodo delle grandi invasioni barbariche.robabilmente vi furono diverse vie di diffusione dello smalto.

TARDA ANTICHITA'

Nel III secolo d.C. sembrerebbe che la smaltatura non facesse parte delle conoscenze di Roma. Proprio qui, però, fin dall’epoca di Augusto operavano importanti manifatture vetrarie, che si diffusero in tutta Italia e in tutta Europa, dove si stanziavano le truppe imperiali. Barbari e Romani ebbero un ruolo importante nella divulgazione della smaltatura su bronzo. I Romani con l’espansione del loro impero portarono ovunque oggetti smaltati di provenienza incerta, come fibule o fermagli. Si vennero a formare le tecniche “gallo-romane”, in gran parte champlevé su bronzo con una tecnica un po’ più grossolana, che si potrebbe definire imbarbarita. Nel IV secolo gli Unni, originari delle lontane steppe dell’est, con la loro calata scacciarono i Germani e i Goti e introdussero nuovamente la smaltatura “cloisonné” barbaro-romana.

L'ALTO MEDIOEVO

In Italia nel VI secolo, i Longobardi dopo aver scacciato gli ostrogoti s’insediano a Ravenna, dove assimilano anche la tecnica del cloisonné bizantino. Fra gli oggetti più importanti lasciati dai popoli germanici in Italia (Ostrogoti, Longobardi e Franchi) ricordiamo la celebre Corona Ferrea, realizzata in più fasi tra il 400 e l’800. La tradizione sulla storia di questo preziosissimo oggetto è stata parzialmente confermata dalle analisi dell'Università di Milano, secondo cui l’oro della corona proviene dall’epoca di Costantino (c. 350 d.C.) che sarebbe stato il suo primo possessore, mentre le lastrine con gli smalti originari in vetro al potassio sono stati aggiunti sotto il regno di Teodorico (c. 500 d.C.). La Corona ha attraversato un periodo di aggiunte e restauri sotto i Longobardi, finché 21 dei 24 smalti sono stati sostituiti con vetri alla soda per volontà di Carlo Magno in vista della sua incoronazione, avvenuta il 25 dicembre 800. I laboratori italiani diventano ben presto celebri per la produzione di smaltature perfette, in stile carolingio, che nel corso del VII secolo esportano in tutta Europa. Una testimonianza importante dell'arte tardo-carolingia è il Paliotto dell'altare di Sant'Ambrogio a Milano, realizzato verso l'850 dal grande orafo Volvinio.

Risalgono al VIII secolo alcuni ritrovamenti di oggetti Cloisonné in Georgia  che si trovano al Museo delle Belle Arti, insieme ai trittici di Martvili e Khakhuli risalenti ai secoli IX-XII. (fonte: Núria López-Ribalta). Nelle regioni germaniche si ripete la stessa evoluzione tra l’VIII e il IX secolo quando l’importazione di opere cloisonné da Bisanzio stimola gli orefici tedeschi nella produzione di vere e proprie opere d’arte, soprattutto sotto forma di reliquiari.

Fra gli oggetti più interessanti dell’età ottoniana (887-1000), è giusto citare quelli realizzati su commissione per conto di Egberto, arcivescovo di Treviri (950-993). In particolare, ricordiamo l’Altare-reliquiario del sandalo di Sant’Andrea apostolo, la Ferula di San Pietro apostolo e il reliquiario del Santo Chiodo, tuttora parte del Tesoro della Cattedrale di Treviri.

Pur non mancando nell’Alto Medioevo tracce di opere smaltate nel mondo bizantino con tecniche derivate dalla filigrana greca antica, è solo dopo la fine della controversia iconoclasta (IX secolo) che arte iconografica e smalto cloisonné inaugurano insieme l’età dell’oro di Costantinopoli. La Pala d'Oro della Basilica di San Marco a Venezia rappresenta l'opera più rilevante per bellezza e dimensioni in smalto bizantino. Commissionata inizialmente dal doge Pietro Orseolo I (976-978) e successivamente ampliata e restaurata dai dogi Ordelaffo Falier (1105), Pietro Ziani (1209) e Andrea Dandolo (1342), la Pala conta oggi un totale di 250 placche con icone in smalto cloisonné, realizzate da orefici bizantini e/o trafugati da Costantinopoli durante le Crociate. A differenza della capitale bizantina, la Georgia è rimasta intoccata dalla controversia iconoclasta e ha continuato a produrre smalti cloisonné di pregio anche fra i secoli VIII e IX.