Crea sito

Tel: 0721-30 xxx, via Carlo Cattaneo 47, 61121 Pesaro.

 ESCAPE='HTML'

Baldassarri Marcello: ARTIGIANO nel vero senso dell’ARTE, quella maiuscola. 

Marcello Baldassarri risiede a Pesaro, dove è nato nel 1941. Ha frequentato l’Istituto d’Arte “F. Mengaroni”, in cui si è diplomato con ottimi voti nel 1959. Fra gli insegnanti che gli hanno trasmesso l’arte ricordiamo il pittore Ciro Pavisa (1890-1972), il toscano Vladimiro Vannini e il pesarese Franco Bucci (entrambi insegnanti al Mengaroni).

Prima Opera del Baldassarri.

Incontrato a 71 anni, sembra più giovane di un sessantenne, con una linea perfetta, in buona forma fisica. E’ subito aperto e parla volentieri di tutto, con grande modestia ma sicuro di sé. Rifiuta di essere chiamato professore o artista, e insiste a definirsi artigiano. Ha ancora un laboratorio con tutti gli attrezzi dello smaltatore è assistito da una buona memoria, ricorda i codici di smalti prodotti decine di anni prima. Qualche piccolo acciacco gli impedisce di smaltare come vorrebbe.

Subito dopo la scuola, il Baldassarri apre un laboratorio nel quale si smaltano oggetti vari d’arredo: piatti, coppelle, maniglie, ecc. Da lui andrà ancora studente, un giovanissimo apprendista smaltatore, Orlando Sparaventi, che diventerà a sua volta insegnante e artista rinomato in tutta Europa.

 ESCAPE='HTML'

Copertina del libro "Ciro Pavisa. L'Arte, la Fede e la Natura".

Nel 1960, non ancora diciannovenne, Marcello Baldassarri vince il concorso per l’insegnamento degli Smalti all’Istituto d’Arte di Trento, dove insegna fino al 1970; un suo allievo sarà Paolo Tamanini (fondatore col fratello Settimo del laboratorio Mastro 7). In questo periodo fonda Mastro 2 con Tamanini e ricorda di aver visto e apprezzato le opere di Ciorba e del suo allievo Nino (Rino) Brunelli. Un suo allievo Giulio Gottardi col padre Ulderico esegue gli stemmi dei rioni di Tione. Nel 1966 esegue con i suoi allievi l’urna smaltata che conserva le reliquie dei Santi Martiri Anauniensi, collocata nel Duomo di Trento.

 ESCAPE='HTML'

Si deve anche a Marcello Baldassarri la collaborazione ed il montaggio di una famosa cupola smaltata di 108 m2, commissionata nel 1967 dal ministro libico della cultura. Egli dopo aver visto degli ottimi sbalzi su rame di Ubaldo Cinciarini (Studio Cellini), ordinerà allo “Studio Laurana” di Bastianelli, la suddetta cupola smaltata. La progettazione e l’organizzazione saranno curate da Aldo Jacomucci e, in collaborazione con Loreno Sguanci, costruirà un forno da circa 1 x 2 metri e smalterà i grandi pannelli necessari alla sua realizzazione.

Nel 1970, vince il concorso nazionale e diventa titolare della cattedra di “Smalti e oreficeria” dell’Istituto d’Arte Mengaroni di Pesaro, dove rimarrà fino al 2000, anno del pensionamento

 

A sinistra: Croce con le 14 stazioni della Via Crucis.

Nella quarantennale carriera d’insegnante fa partecipare i suoi allievi, con notevole successo, a diversi concorsi nazionali e internazionali; numerosi sono premi conquistati dai ragazzi nell’esecuzione di gioielli in smalto. Inizia in questo periodo la collaborazione con i il pittore Mariano Fracalossi, eseguendo numerosi lavori per privati e chiese, realizzando soggetti d’arte sacra in smalto su rame con l’antica tecnica del “cloisonné”.

La Via Crucis nella Chiesa di S. Stefano a Vermiglio, Autori Vari, Cassa rurale di Vermiglio, 2000.

Nel 1995, su disegni di Fracalossi, il Baldassarri realizza un reliquiario per il Beato Giovanni Nepomuceno de Tschiderer (1770 – 1860), che viene consegnata al Papa Giovanni Paolo II durante la cerimonia di Beatificazione svoltasi a Trento il 30 aprile ed attualmente esposta nella Sala delle reliquie del Santo Padre in Vaticano. Due analoghe urne con le preziose reliquie del Beato trovano collocazione nel Duomo di Bolzano ed in quello di Trento. Merita di essere ricordata anche la via crucis di Vermiglio in Valle di Sole composta da 136 formelle che rappresentano oltre la passione di Cristo anche tutte le attività della valle. Proprio i suddetti reliquiari e la via crucis, evidenziano una sua personalissima tecnica, un cloisonné con figure stilizzate, volutamente molto elementari e naif; frequente è l'uso di forme geometriche semplici, in un ampio sfondo bianco. Questa sua personale e gradevole tecnica resta tutt’oggi inimitata.

 ESCAPE='HTML'